Un weekend a Pereto, la porta d’Abruzzo, Italia

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Finalmente siamo riusciti ad andare per un fine settimana a Pereto, situato su uno sperone del monte Fontecellese, lungo la catena dei monti Simbruini (in provincia dell’Aquila, nella regione Abruzzo), per molti probabilmente un luogo sconosciuto così come lo è stato per noi fino a qualche giorno fa.

Ad esser sinceri, la curiosità di visitare questo posto l’avevamo da qualche anno. Ci passammo con la macchina quattro, o forse cinque, anni fa e notammo un imponente e dominante castello su questo caratteristico borgo medievale, beh, dobbiamo proprio dirvelo: è stata un’esperienza unica!

Pereto è situato al confine dell’Abruzzo con il Lazio ed è per questo motivo che è conosciuto con l’appellativo “La porta d’Abruzzo”. Fa parte del club dei Borghi autentici d’Italia e della Comunità montana Marsica.

Il borgo medievale vanta origini antiche, come testimoniano gli antichi cocci e insediamenti umani visibili in molte zone ma, le prime notizie documentate risalgono alla fine del 900. Pereto digrada verso la piana del Cavaliere ed è dominato dal maestoso castello medievale, oggi di proprietà privata.

Da vedere assolutamente

Simbolo di Pereto è il Castello che venne abitato sino alla metà del 1400. Completamente abbandonato, rimase esposto alle intemperie, bersaglio del tempo e dell’incuria: i solai caddero e gli affreschi scomparvero dalle pareti interne.

Come anticipato, il Castello è oggi di proprietà privata ma siamo riusciti a visitarlo ? seppur solo in parte. Ci siamo fatti coraggio ed abbiamo suonato al campanello nascosto di lato al cancello di entrata. Ci siamo presentati dicendo che eravamo dei turisti curiosi ed abbiamo chiesto se era possibile visitare il Castello. Il proprietario, Barone Aldo Maria Arena, ci ha gentilmente concesso di entrare e gliene siamo stati veramente grati.

Con estrema discrezione e senza ostentare alcunché, il Professor Arena ci ha raccontato di aver acquistato il Castello nel 1966 e di aver iniziato in quell’anno un’opera di attento e coscienzioso restauro durata per più di diciassette anni. I lavori, condotti in collaborazione con la Soprintendenza alle Belle Arti ed opera dell’architetto irlandese Alfred Cochrane, vennero premiati con il “Diploma of merit – 1982” da Europa Nostra, federazione internazionale delle associazioni per la protezione dell’eredità culturale europea con la seguente motivazione: per il restauro e l’adattamento di un meraviglioso complesso medioevale fortificato ad uso come abitazione privata.

Nella ricostruzione degli interni traspare il gusto e la grande raffinatezza del proprietario, gli antichi mobili e gli oggetti di arredamento rendono calda e accogliente quella che dall’esterno appare come una inespugnabile rocca. Il Professor Arena ha anche riportato due antichi affreschi al loro antico splendore.

La struttura più antica del fortilizio è il mastio che, intorno al XII secolo, sorse sui ruderi di un precedente basamento. A pianta quadrata e costruito con grossi blocchi di pietra squadrata, il mastio era suddiviso in cinque piani che accoglievano il corpo di guardia, i magazzini, le prigioni, la residenza signorile e, in alto, la zona di vedetta e di difesa. Successivamente, nel XIV secolo, vennero aggiunte le altre due torri quadrate con le relative mura di raccordo. Sulla cortina a Sud-Ovest, a quattro metri d’altezza, era posto l’ingresso principale, accessibile da un ponte levatoio. Oggi il ponte levatoio ed il fossato non ci sono più ma è stata conservata l’entrata originale.

Nella parte sovrastante è ancora visibile lo stemma della famiglia Orsini. Al camminamento di ronda tra le torri si accedeva mediante una scaletta in muratura ricavata nello spessore della cortina orientale. Varie famiglie si successero nella proprietà di tale strategica rocca, prima i gran conti dei Marsi, poi i signori di Ponte, per arrivare ai conti Orsini e ai duchi Colonna.

E, come tutti i castelli che si rispettano, anche nel Castello di Pereto è presente un fantasma, si tratta della Signora Matilde Maccafani.

La famiglia Maccafani è stata una delle famiglie piu’ importanti e ricche del paese e la leggenda narra che la Signora Matilde, che aveva una quarantina d’anni ed era sposata con un uomo molto più vecchio, rimaneva spesso sola al Castello mentre il marito andava a caccia, ad acquistare bestiame o a trovare gli amici. La Marchesa, che non aveva figli, passava le sue giornate in solitudine e noia.

Un giorno la Marchesa ricevette il giovane Nacleto, che portava i frutti di un terreno di Roccadibotte. Il giovane era bello, aitante e abbronzato. Dopo averlo osservato a lungo, gli chiese chi fosse la sua donna ed il giovane Nacleto rispose che ancora non aveva una donna perchè suo padre aveva deciso che si dovevano sposare prima gli altri suoi quattro fratelli.

La Signora Matilde parlò a lungo con il giovane Nacleto e, conquistata dal suo candore, gli prese una mano e lo portò fino alla sua camera da letto dove lo abbracciò con passione. Da quel giorno Nacleto non visse di altro che per gli incontri che si susseguirono. Nacleto aspettava sulla cima di un colle vicino fino a vedere un drappo bianco alla finestra, questo era il segnale che poteva entrare nel Castello. Girava intorno alla torre, entrava con le chiavi lasciate appositamente per lui dalla Marchesa, camminava fino all’enorme pozzo al centro per poi imboccare la scala a chiocciola in pietra raffinata.

A Pereto c’era un certo Stefinazzo, il suo nome era Stefano ma lo chiamavano così perchè era brutto, deforme e cattivo ed era conosciuto da tutti in paese per le sue calunnie verso le donne che, pur di non sentirlo inventare cattiverie, lo zittivano pagandolo. Un giorno, Stefinazzo notò il giovane Nacleto che su di un colle stava aspettando qualcosa, poi vide il drappo bianco alla finestra del castello e vide Nacleto entrare, così capì che c’era da fare un grosso bottino.

Qualche giorno dopo, Stefinazzo, dopo aver visto il drappo bianco si recò di corsa al Castello ed aprì la porta prima dell’arrivo di Nacleto. Il marchese Giorgio era partito con i compagni di caccia ed una volta capito cosa stava accadendo, aspettò il marchese per dirgli che se gli avesse dato degli scudi d’oro per sistemare la sua casa ridotta ad un cumulo di macerie, gli avrebbe svelato cosa faceva la Marchesa mentre lui non c’era.

Il Marchese cedette al ricatto e pagò Stefinazzo che gli confessò tutto. Qualche giorno dopo il Marchese fece finta di partire, aspettò di nascosto di sentire cosa accadeva dentro la camera di donna Matilde e, senza più alcun dubbio, cominciò a programmare la sua vendetta fino a che, una mattina, uscì di casa con due mastini e si avviò sulla costa dei Bisognosi dove sapeva di trovare Nacleto. Arrivò di soppiatto accanto al giovane, gli strinse il collo fino a fargli perdere i sensi e poi con una corda gli legò mani e gambe. Gli tagliò di netto l’orecchio e se lo mise in tasca, poi lo diede in pasto ai cani che si accanirono addosso al giovane fino a fargli esalare l’ultimo respiro.

Tornò a casa, mise l’orecchio dentro ad un bicchiere e lo porse a Matilde. La notizia che i lupi avevano sbranato Nacleto di Roccadibotte dopo qualche giorno giunse in paese ed il gesto del marchese, per la signora, era oramai chiarissimo. Ogni giorno, per molti mesi, il Marchese non fece altro che ripetere quel rito e non si fece impietosire dal fatto che la Marchesa era oramai ridotta ad uno spettro.

Una sera, la Marchesa si buttò nel pozzo dopo aver lasciato sul parapetto il mazzo delle chiavi che lasciava a Nacleto, raccolte in un grosso cerchio di ferro.

Si fecero funerali solenni, Matilde era amata dal popolo perchè era generosa con i poveri, tutti erano presenti, mancava solo Giorgio, che si narra avesse avuto una urgente convocazione ad Amatrice. Qualche giorno dopo il funerale, il Marchese tornò al Castello e, dopo aver cenato, andò a dormire. In piena notte però, sentì il tramestio caratteristico di chiavi che sbattevano fra loro. Il rumore proveniva dalla stanza di Matilde. Giorgio l’aprì e si accorse che una donna usciva da quella camera, agitando nervosamente un mazzo di chiavi. La sera dopo Giorgio provò di nuovo a dormire, ma, alla stessa ora, sentì lo stesso rumore che questa volta proveniva dal cortile grande. Si affacciò e vide la moglie che agitava le chiavi. La donna si girò lentamente verso di lui e lo fulminò, con due occhi che erano due fiamme rosse, spaventose.

Il marchese Giorgio Maccafani partì il giorno dopo e non tornò più.

La leggenda dell’orecchio Maccafani ci è stata raccontata da una signora in paese e, che sia vera o no, una cosa è certa: le storie d’amore dannate hanno sempre il loro fascino.

Altro da vedere

Il Santuario di Santa Maria dei Bisognosi è conosciuto anche con il nome di Santuario Madonna del Monte. Il luogo in cui si trova, infatti, è estremamente suggestivo: il panorama che ci si trova davanti una volta raggiunto questo luogo sacro è particolarmente emozionante. La chiesa possiede un grande tesoro artistico, oltre che spirituale. Al suo interno sono conservati importanti e prestigiosi affreschi di tre diversi artisti, quali Jacopo di Arsoli, Desiderio da Subiaco e Petrus.

Il santuario Madonna dei Bisognosi è dotato di una Casa d’Accoglienza che è stata ristrutturata per ospitare tutti coloro che desiderano trascorrere momenti di preghiera e di festa a contatto con la natura tra le silenziose e verdi montagne d’Abruzzo. Nella Casa d’Accoglienza sono disponibili: 50 posti letto ripartiti in 10 stanze da 2, 3 e 4 letti a castello, 6 servizi igienici e 6 docce dotate d’acqua calda, una cucina in autogestione e una sala riunioni. Grazie alla presenza di un ristorante accanto al santuario è anche possibile prenotare i pasti.

Infine non perdetevi una scampagnata nella natura, circondati da cavalli e mucche. Salendo verso la montagna troverete punti barbecue ovunque dove potrete trascorrere una giornata in allegria. I tanti fontanili vi forniranno acqua a volontà e le piazzole predisposte per accendere il fuoco sono facilmente riconoscibili dalle pietre predisposte a cerchio.

Ricordate che, dai primi giorni di luglio 2019, è necessario avere il permesso di transito e sosta. Il pagamento noi lo abbiamo effettuato presso un bar nel borgo di Pereto, potete trovare tutte le informazioni a questo link REGOLAMENTO COMUNALE DI REGOLAMENTAZIONE DEL TRANSITO SULLA VIABILITA’ AGRO-SILVO-PASTORALE.

Dobbiamo dirvi che abbiamo trovato qualche rimasuglio di immondizia e questo ci è molto dispiaciuto. Una tra le cose che qualsiasi escursionista, scalatore o amante della montagna deve sempre ricordare è il rispetto per l’ambiente che lo circonda. Quando si è in questi luoghi è nostro compito impegnarci a mantenere incontaminata questa natura che si presenta nella sua forma più autentica. Non è solo una questione di rispetto verso l’ambiente, lo è anche nei confronti degli altri escursionisti. Nessuno di noi è contento di camminare tra le rocce, tra i boschi o tra la rive di un ruscello per godersi un panorama mozzafiato e vedere intorno sacchetti di plastica e immondizia ovunque.

Dove dormire

Come anticipato, se vi piace l’idea, potete dormire presso la Casa d’Accoglienza del santuario Madonna dei Bisognosi. Noi abbiamo scelto di dormire al campeggio AgriQuartuccio Agriturismo Biologico che si trova lungo la strada Provinciale del Cavaliere, 67063 Oricola (AQ) telefono +39 333 836 861. Questa struttura è anche B&B quindi non necessariamente dovete avere con voi una tenda o essere in camper. Ci siamo trovati benissimo, i bagni erano puliti e le piazzole molto grandi. C’è anche una grande piscina ma noi non l’abbiamo utilizzata perchè siamo partiti presto per andare a visitare il Castello ed il Santuario. La parte divertente è stata che la mattina siamo stati svegliati da un concerto di versi degli animali presenti nella fattoria: muli, mucche, oche, galline ed un pavone.

La seconda notte invece l’abbiamo passata nel bosco in campeggio libero. In questo caso valgono le regole del buonsenso e del rispetto:

  • non accendere fuochi dove non è previsto: è pericoloso perchè il vento può trasformare un bel momento in un brutto incubo;
  • non lasciare rimasugli di cibo in giro, mettete tutto in una busta (noi per abitudine la differenziamo sempre) e chiudetela in macchina oppure appendetela molto in alto, questo terrà lontani piccoli e grandi animali;
  • portare sempre una coperta e giacche pesanti perchè di notte in montagna la temperatura scende molto;
  • andare a dormire presto, si dorme meglio e ci si sveglia in tempo per godersi l’alba;
  • ricordarsi i picchetti per la tenda perchè il vento si può alzare all’improvviso e anche se può sembrare che non serve, in realtà la sicurezza non è mai troppa;
  • portare un antirepellente e una crema antistaminica, ci sono molti insetti in montagna;
  • portare una torcia perchè con il buio non sempre si vede e può accadere di dover fare dei bisogni di notte;
  • infine, ma in realtà è la regola numero 1: lasciare il posto pulito, indipendentemente da come lo si è trovato.

Noi preferiamo stare a stretto contatto con la natura quindi lo facciamo spesso ed è un’esperienza che vi consigliamo di fare almeno una volta nella vita 🙂

English version

A weekend in Pereto, the gateway to Abruzzo, Italy

We finally managed to spend a weekend in Pereto, a locality on a spur of Monte Fontecellese, along the Simbruini mountain chain (in the province of L’Aquila, in the Abruzzo region), likely an unknown place for many people, as it was for us too until a few days ago.

To be honest, we have been wondering about visiting this place for some years. Maybe four or five years ago we were driving nearby when we noticed a majestic castle overlooking this characteristic medieval village. Well, we have to admit it: it has been a unique experience!

Pereto is at the border between Abruzzo and Lazio and this is the reason why it’s also known by the nickname of “The gateway to Abruzzo“. It belongs to the association of Authentic Villages of Italy and to the Marsicani mountain community.

The medieval village boasts ancient origins, as proved by some ancient pieces and the still visible traces of human settlements. The first chronicled news date back to the end of the 20th century. Pereto slopes down towards Piana del Cavaliere and is entirely dominated by the great medieval castle, today a private property.

Must-see

Symbol of Pereto is the Castle, inhabited until the mid-15th century. Once abandoned, it was left subject to weather conditions, as a victim of time and neglect: the concrete slabs collapsed and the frescoes vanished from the internal walls.

As already mentioned, the Castle is now a private property but we could visit it ? even if not all of it. We plucked up courage and rang the hidden bell on the side of the main gate. We introduced ourselves explaining we were curious tourists and we asked if it was possible to visit the Castle. The owner, Baron Aldo Maria Arena, kindly allowed us in and we are really grateful to him for this.

Discreetely and without any ostentation, Professor Arena told us he purchased the Castle in 1966, when he began a meticulous restoration project which lasted more than seventeen years. The works were carried out by the Irish architect Alfred Cochrane, in partnership with the Superintendency of Archaeology, Fine Arts and Landscape and they were honoured with the “Diploma of merit – 1982” by Europa Nostra, the international federation of associations for the safeguard of European cultural and natural heritage due to the renovation and restoration of a magnificent fortified medieval complex for residential use.

The reconstruction of interiors testifies to the owner’s style and grace. The antique furniture and home furnishings make a place that from the outside looks like an impregnable fortress warm and cosy instead. Professor Arena has also restored two ancient frescoes to their former glory.

The most ancient building of the fortalice is the fortified tower, which rose up on the ruins of a previous base around the 12th century. Square-based and built with large, square stone blocks, the tower was divided into five floors that housed the station house, the storehouses, the prisons, the stately home and, at the top, the lookout and defence post. Later, during the 14th century, other two high, square-shaped towers were added, together with the connecting walls. The main entrance was on the southwestern curtain, at a height of four meters and it could be reached thanks to a drawbridge. Today the drawbridge and the moat don’t exist anymore, but the original entrance has been preserved.

The coat of arms of the Orsini family can still be seen on the upper wall. The communication trench between the towers could be accessed by climbing a stone stepladder carved in the thick eastern curtain. Several families owned this impregnable fortress through history, the Great Counts of the Marsi first, the Lords of Ponte then and lastly the Orsini Counts and the Dukes of Colonna.

And, as every authentic castle, the Castle of Pereto has is own ghost too, that is to say Mrs Matilde Maccafani.

The Maccafani family was one of the most important and wealthiest families in the country and according to the legend Mrs Matilde, who was forty years old and married to a much older man, was often left alone in the Castle while her husband went hunting, buying livestock or meeting friends. The Marchioness, who had no children, spent all her days lonely and bored.

One day the Marchioness welcomed the young Nacleto, who brought the fruit from a plot of land in Roccadibotte. The young man was handsome, attractive and suntanned. After staring at him for a while, she asked him who his woman was and the young Nacleto replied he still didn’t have any because his father wanted his four brothers to be married first.

Mrs Matilde talked with the young Nacleto for a long time and, captivated by his candor, she took his hand and brought him to her bedroom, where she hugged him with passion. From that day on Nacleto lived for nothing but their meetings. Nacleto used to wait on the top of a nearby hill until he saw a white cloth at her window, since this was the signal he could enter the Castle. He walked around the tower, went in using the keys left there for him by the Marchioness, reached the huge well in the middle and then took the spiral staircase in refined stone.

In Pereto there was a certain Stefinazzo, his name was Stefano but everybody called him Stefinazzo because he was ugly, deformed and mean. He was known by everyone in town because of his slander against women who, in order not to hear him lie, offered him hush money. One day Stefinazzo noticed the young Nacleto waiting on a hill, then saw the white cloth at the window and Nacleto entering the castle, so he understood there was a good booty to seize.

A few days later, Stefinazzo ran to the Castle when he saw the white drape and opened the door before Nacleto could arrive. The Marquess Giorgio had left to go hunting with his companions and once Stefinazzo understood what was going on, he waited for the Marquess to make a proposal. If the Marquess had given him the gold ecus he needed to fix his house, he would have revealed him what the Marchioness used to do while he was away.

The Marquess gave in to his blackmail and paid Stefinazzo, who admitted everything. A few days later the Marquess pretended to leave, but he waited in secret to hear what was about to happen in Donna Matilde‘s room. When he didn’t have doubts anymore, he started planning his revenge. One morning he left the house with two mastiffs and headed over the Costa dei Bisognosi, where he knew he would find Nacleto. He stealthily sneaked up behing the young man, squeezed his neck until he fainted and then tied his hands and legs with a rope. He cut off his ear and put it in his pocket, then left the young man to the dogs, who went on attacking him until he drew his last breath.

He went back home, put the ear in a glass and handed it out to Matilde. After a few days the news that the wolves had tore to pieces Nacleto di Roccadibotte reached the village and the choice the Marquess had done was already very clear to the lady. Every day and for many months, the Marquesss did nothing but going on repeating that gesture and he wasn’t moved to pity by seeing the Marchioness as a shadow of her former self.

One evening the Marchioness threw herself into the well, having left on the parapet the keys she usually gave Nacleto, gathered in a large iron ring.

Solemn funerals were held, since Matilda was loved by the people because she was generous with the needy ones. The only one missing was Giorgio, who was said to have had an urgent summons to Amatrice. A few days after the funeral the Marquess came back to the Castle and went to sleep after dinner, but, in the dead of night, he heard the typical sound of keys hitting each other. The noise came from Matilda‘s room. Giorgio opened the door and saw a woman coming out of the room, nervously waving a bunch of keys. The following evening Giorgio tried again to get some sleep, but he heard the same noise at the same time coming from the large courtyard. He looked out the window and saw his wife, waving the keys. The woman slowly turned around and glared at him with her eyes full of red, frightful flames.

The Marquess Giorgio Maccafani left the next day and never came back.

The legend of Maccafani and the ear has been told us by a woman from the village and, whether true or not, something is for sure: damned love stories are always fascinating.

Something more to visit

The Shrine of Santa Maria dei Bisognosi is also known as the Shrine of Madonna del Monte. The place where it’s located is indeed suggestive: the view you’ll have once reached this sacred place is really touching. The church has a great artistic, as well as a spiritual value. In there there are some important and valuable frescoes by three different painters, such as Jacopo di Arsoli, Desiderio da Subiaco and Petrus.

The Shrine of Madonna dei Bisognosi also offers a perfectly renovated Hospitality House to accommodate all those who’d like to spend moments in prayer and celebration in close contact with nature, among the quiet and green mountains of Abruzzo. In the guesthouse there are: 50 beds in 10 rooms with 2, 3 or 4 bunk beds, 6 toilets and 6 hot showers, a shared kitchen and a meeting room. As there is a restaurant really next to the shrine, it’s also possible to order meals.

Finally, don’t miss the chance of a jaunt in the countryside, surrounded by horses and cows. Climbing up the mountain you’ll find some barbecue spots everywhere, where you’ll spend a cheerful day. Many drinking fountains will provide you with plenty of water and the designated areas to build a fire are easily recognisable by the stones arranged in a circle.

Don’t forget that, starting from the first days of July 2019, a round-trip transit and parking permit is required. We purchased it at a coffee shop in the village of Pereto, but you can find all the information at this link REGOLAMENTO COMUNALE DI REGOLAMENTAZIONE DEL TRANSITO SULLA VIABILITA’ AGRO-SILVO-PASTORALE.

We have to admit that we have found some leftover rubbish and this has made us very sorry. Any hiker, climber and mountain lover must always remember to respect the natural environment around them. When we are in these places, it’s our duty to put effort into keeping nature uncontaminated in its most authentic form. It’s not just a matter of respect for the environment, but also for other hikers. None of us, when walking among the rocks, in the woods or along the banks of a creek to enjoy a breathtaking view, enjoys seeing plastic bags and rubbish all over.

Where to spend the night

As said before, if you enjoy the idea you can spend the night at the guesthouse of Madonna dei Bisognosi Shrine. We opted for sleeping at the AgriQuartuccio Agriturismo Biologico campsite, which is located along the country road Provinciale del Cavaliere, 67063 Oricola (AQ) phone number +39 333 836 861. The structuire is also a B&B, so you won’t necessarily need a tent or a camper. We had a really great time there, the bathrooms were clean and the pitches very big. There is also a large swimming pool, but we couldn’t use it because we left very early to visit the Castle and the Shrine. In the morning we were woken by a chorus of animal voices from the farm: mules, cows, geese, chickens and a peacock.

We spent the second night free camping in the woods. In this case common sense and respect are the rules to be applied:

  • do not light fires where not allowed: it’s dangerous, the wind can turn a beautiful moment into a bad nightmare;
  • don’t leave leftovers around, put everything in a plastic or paper bag (we always sort it out of habit) and leave it in the car or hang it very high, this will keep small and big animals away;
  • always bring a blanket and some warm jackets with you, because at night the temperature drops a lot;
  • go to bed early, you’ll sleep better and you’ll wake up in time to enjoy the sunrise;
  • don’t forget the tent pegs, as the wind can increase suddenly and, even if they may seem unnecessary, you can never be too safe;
  • bring a repellent and an antihistamine cream with you, there are many insects in the mountains;
  • bring a flashlight, because in the dark you can’t always see and you might have physical needs at night;
  • in the end, even if actually this is rule number 1: leave the place clean, regardless of how you found it.

Since we love being in close contact with nature, we do it often and it’s an experience we really recommend that you do at least once in your life 🙂

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