Bari, porta d’oriente e città del vero Babbo Natale, Italia

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Un proverbio barese recita “Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari”, abbiamo avuto la fortuna di vivere a Bari per tre anni e vi assicuriamo che questa città è una fonte inesauribile di ricchezze da esplorare; tutto dipende dal tempo che avete a disposizione. Bari è perfetta per passare qualche giorno in cui unire visite culturali e relax tra le spiagge più belle della Puglia. Se invece avete a disposizione più tempo, data la posizione davvero strategica, potrete raggiungere facilmente altre zone splendide come Trani, Alberobello, Polignano a Mare, Lecce, Matera, Castellana Grotte e Ostuni.

Seppur con fatica – data la bellezza delle zone della Puglia – rimaniamo nella città di Bari, le cui origini risalgono ad un periodo assai remoto: Bari era già un porto di riferimento sin dai tempi dei Peucezi, o Peuceti (un’antica popolazione italica) nel X secolo a.C.; in seguito divenne la dimora dei romani e successivamente, con la caduta dell’impero, dei bizantini e dei normanni.

La città era uno dei porti più importanti dell’Impero di Costantinopoli (sede della flotta imperiale) ed è in questo periodo che si afferma come porta d’oriente e che, secondo le cronache, avvenne il trafugamento di una parte delle ossa di San Nicola, sul quale vi racconteremo una storia leggenda.

Fu un’impresa straordinaria per l’epoca: entrati in competizione con i veneziani per il possesso delle reliquie del santo, un gruppo di 62 marinai baresi a bordo di tre navi si imbarcarono per la città di Myra, in Turchia, e prelevarono il prezioso tesoro. Da allora la figura di questo Santo venuto dall’Oriente si è radicata profondamente nell’anima del luogo tanto da diventare una sorta di potenza divina per i suoi cittadini. Bari è dunque una città che parla al mare e che cattura gli occhi dei visitatori, ma c’è un “ma”: con il suo genuino e buonissimo cibo tipico pugliese, Bari cattura anche il palato, quindi se siete a dieta è da evitare assolutamente!

La storia leggenda di Babbo Natale

Sappiamo tutti che Babbo Natale ha una lunga e folta barba bianca, qualche chilo di troppo ben posizionato sulla pancia e che viene dal Polo Nord. Bene, dopo il periodo vissuto a Bari, non ne siamo più tanto sicuri perché, sul nonno più amato da tutti, abbiamo scoperto una storia leggenda. Le notizie sulla vita di San Nicola non sono molte: la storia ci dice che è nato in Grecia, che nel IV secolo fu vescovo di Myra (piccola città romana dell’attuale Turchia), che fu un orgoglioso difensore della religione cristiana, che passò molti anni in prigione e che morì a Myra nel 343 dopo Cristo.

Passiamo ora alla leggenda.

La leggenda narra che, da poppante, il mercoledì ed il venerdì, San Nicola prendesse il latte una sola volta al giorno, per rispettare l’astinenza prescritta dalla Chiesa cristiana. Una volta cresciuto, durante gli anni della giovinezza, San Nicola compì dei miracoli: calmò la tempesta durante un viaggio verso i luoghi santi, resuscitò tre fanciulli fatti a pezzi e messi in salamoia da un oste e liberò un ragazzo rapito e venduto a un Re dai pirati. Il suo culto si diffuse così in tutto l’impero, raggiungendo ben presto anche l’Italia.

Nel maggio del 1087 i baresi partirono alla volta di Myra, occupata nel frattempo dai turchi, rubarono le spoglie del Santo e le portarono a Bari dove ancora oggi sono custodite le reliquie nella cripta della basilica eretta in suo onore. Il trafugamento ebbe un’eco tanto forte che il nome di Sanctus Nicolaus diventò Santa Claus nel Nord Europa e nel Nord America, e la sua figura si trasformò in quella del vecchietto vestito di rosso e con il sacco pieno di doni che tutti conosciamo!

Prova di ciò la ritroviamo nel San Nicola della tradizione olandese dove la festa del Santo (Sinterklaas o Sint-Nicolaas) viene celebrata dal 5 dicembre fino a Natale. La tradizionale processione vede arrivare il Santo vestito con un abito rosso, un copricapo episcopale, guanti bianchi e una folta barba bianca. Al suo fianco ci sono il servitore, Pietro il moro (Zwarte Piet) e un cavallo che trasporta una bisaccia piena di regali. Dunque la conclusione è che: Babbo Natale in realtà è San Nicola!

Cosa vedere

La Bari Vecchia

Il centro storico di Bari, o borgo antico, o quartiere di San Nicola, risale al Medioevo ed è chiamato dagli abitanti “Bari Vecchia”. Camminando attraverso gli infiniti vicoli acciottolati (sconsigliatissime le scarpe con i tacchi) vi sarà impossibile non intravedere le donne concentrate nella preparazione delle famosissime orecchiette attrezzate soltanto di acqua, semola e coltelli. Le potrete osservare soprattutto in estate perché, causa il gran caldo, le porte e le finestre sono spesso aperte (oppure adornate con delle tende trasparenti).

La caratteristica del centro storico sono proprio le case addossate le une alle altre. Ad ogni angolo vi sorprenderanno le chiese, i monumenti, gli scorci sul mare, i negozi con le bancarelle di souvenir ed i panifici dove assaggiare la altrettanto famosa focaccia barese.

È qui, nella Bari Vecchia, che troverete la Basilica di San Nicola, la Cattedrale di San Sabino, il Fortino di Sant’Antonio Abate ed il Castello Normanno-Svevo.

Il Castello Normanno-Svevo

Il Castello Normanno-Svevo (Polo museale della Puglia) si trova dalla parte opposta rispetto al Fortino di Sant’Antonio Abate ma sempre all’interno della Bari Vecchia. Edificato dai Normanni nel XII secolo, distrutto nel 1156 e poi ricostruito per volere di Federico II tra il 1233 ed il 1240, il maniero è una delle più interessanti fortificazioni della Regione Puglia.

È una costruzione medievale estremamente affascinante: il ponte in pietra, consolidato da possenti bastioni angolari, vi accompagnerà all’entrata del Castello circondato ancora oggi dall’antico fossato utilizzato per la difesa, oltre il quale si erge la cinta muraria di epoca aragonese con le numerose torri eccellentemente conservate. Insomma, è un vero castello delle favole.

Il cortile divide la fortificazione cinquecentesca da quella sveva. La storia della fortezza non dimentica Carlo d’Angiò, che ne fece ampliare la struttura e la duchessa Isabella d’Aragona che la rese una splendida residenza nobiliare. L’interno è visitabile ma tante stanze non sono inaccessibili così come le torri (per questioni di sicurezza). Anche i bastioni e la terrazza che guarda il centro storico ed il mare, purtroppo non sono aperti al pubblico. In una delle stanze della fortezza c’è una sala con una video guida molto interessante ed è presente anche una Gipsoteca che custodisce calchi di sculture ornamentali in uso dall’XI al XVII secolo.

Prima di lasciare il Castello Normanno Svevo vi suggeriamo di prendere informazioni per prenotare la visita alla Bari sotterranea. Si tratta della visita della città sotto la città ed il percorso inizia proprio dal Castello, per proseguire poi nel succorpo della Cattedrale romanica e infine nell’area archeologica di Palazzo Simi, Centro Operativo per l’Archeologia di Bari. Durante questa visita avrete la possibilità di vivere le aree archeologiche racchiuse nei sotterranei, veri e propri custodi delle millenarie vicende storiche di Bari.

La Cattedrale di San Sabino

La Cattedrale di San Sabino, costruita in stile romanico pugliese, risale al periodo tra il XII e il XIII secolo e fu costruita sulle rovine Duomo bizantino distrutto da Guglielmo I detto il Malo (1156). La riconoscerete dal rosone esterno al centro della facciata con la classica forma a fiore. Una volta entrati avrete una sensazione di vivere una magia: tre navate con pilastri quadrati, volte a crociera e a destra del transetto è potrete osservare tracce del pavimento originario che si estende sotto la navata centrale. Al suo interno è custodito anche un prezioso codice miniato medievale.

La Basilica di San Nicola

La Basilica di San Nicola rientra tra i monumenti più antichi ed espressivi dello stile romanico pugliese del sud Italia. Le spoglie di San Nicola, come racconta la leggenda, riposano proprio nella cripta di questa basilica e si trovano sotto l’altare centrale rivestito da mosaici pavimentali dai materiali pregiati. Per questo motivo è meta di pellegrinaggio da parte di fedeli cattolici e russi ortodossi: si tratta infatti di uno dei pochi luoghi di culto italiani in cui si celebrano le funzioni di entrambi i riti.

La basilica fu edificata nel 1089 proprio per custodire i resti del Santo e merita una visita per molti motivi: all’interno potrete ammirare i soffitti di legno dorato con dipinti del ‘600, l’altare d’argento, il baldacchino di marmo sopra l’altare più antico della Puglia che risale al 1150 e la Cattedra di Elia, una delle sculture romaniche più rappresentative della Puglia.

C’è un altro buon motivo per visitare questa Basilica: la sua cripta.

Tradizione vuole che le ragazze in cerca di marito, nella notte del 6 dicembre, debbano girare intorno alla colonna rosa per sette volte, dieci se quello che vogliono è incontrare un partito facoltoso. Dal 2007 però la colonna è stata protetta da una grata di ferro e da quel momento la si può solo toccare come buon auspicio per un amore duraturo. Secondo la leggenda la meravigliosa colonna rosa fu portata nella cripta dallo stesso San Nicola aiutato da due angeli dopo che alcuni marinai non erano riusciti a tirarla fuori dalle acque.

Il tesoro di San Nicola è custodito nel Museo Nicolaiano vicino alla Basilica (due minuti a piedi) e raccoglie argenti, codici miniati, preziose pergamene, documenti di valore storico e dipinti.

Il Fortino di Sant’Antonio Abate

Si trova sul lungomare Imperatore Augusto di fronte al vecchio porto (ribattezzato Molo Sant’Antonio) ed è il punto più alto della città vecchia. Lasciando le spalle al mare vedrete l’intera cinta muraria medievale. Nato in origine come torre di avvistamento sulla parte orientale della penisola a triangolo, entro cui è contenuta la Bari Vecchia, questo fortino è dedicato a Sant’Antonio per i resti della cappella al suo interno che accoglie una statua a lui dedicata. Il fortino è stato oggetto di restauri e interventi di consolidamento nel corso degli anni e l’aspetto odierno risale alla seconda metà del Cinquecento quando fu riedificato per volere di Isabella d’Aragona. Il fortino è visitabile e l’ingresso è libero. Dietro al Fortino si sviluppa il Molo di Sant’Antonio, dove si svolge il mercato del pesce.

Il Teatro Margherita

Al confine del perimetro virtuale della Bari Vecchia c’è il Museo Teatro Margherita, originariamente galleggiante sul mare la cui storia è travagliata. Il Teatro Margherita fu edificato tra il 1912 ed il 1914 nell’ansa del vecchio porto su pilastri fondati nel mare, per evitare il patto siglato tra il Comune di Bari e la famiglia Petruzzelli (del Teatro Petruzzelli) secondo il quale l’amministrazione s’impegnava a non realizzare altri teatri sul suolo comunale, ad eccezione delle costruzioni sul mare. Il teatro sorse in sostituzione del Varietà Margherita, un teatro in legno inaugurato il nel settembre 1910 che dopo meno di un anno, nel luglio del 1911, fu raso al suolo da un violento incendio dalle cause mai chiarite.

Nel 1943 il Teatro Margherita, occupato dall’esercito angloamericano, venne trasformato in sede di servizi ausiliari e club per l’intrattenimento delle truppe. Fu danneggiato sia dal bombardamento del 2 dicembre 1943, sia dalle schegge dell’esplosione della nave Henderson il 9 aprile 1945. Nel 1946 fu riconsegnato alla Società Orfeo, che nel 1912 aveva ottenuto la concessione per la realizzazione del teatro, la quale ne promosse la ristrutturazione e lo adibì esclusivamente a cinema fino al 1979, quando la società restituì il bene al Demanio che dopo la ristrutturazione lo ha riaperto al pubblico a Dicembre 2018.

Il Teatro comunale Niccolò Piccinni

Questo teatro è il più antico della città di Bari, i lavori iniziarono nel 1836 e si conclusero nel 1854. A causa di lunghi e meticolosi lavori di restauro e per problemi burocratici questo Teatro è rimasto chiuso per anni e solo nel dicembre del 2019 è stato riaperto con una maratona di concerti sinfonici, jazz e di commedia.

Il Teatro Petruzzelli

Il teatro Petruzzelli è il maggiore teatro di Bari e il quarto più grande d’Italia. I lavori di costruzione iniziarono nell’ottobre 1898, finanziati esclusivamente dalla famiglia proprietaria (famiglia Petruzzelli) e terminarono nel 1903, anno dell’inaugurazione. Fino all’inizio degli anni ’60 l’attività del Petruzzelli è stata gestito dalla famiglia proprietaria, ma con l’incendio del 27 ottobre 1991 venne inevitabilmente chiuso. Solo nel 2009 è stato riaperto, dopo ben 18 anni. Vivere a Bari ci ha regalato la possibilità di vedere molte opere in questo meraviglioso Teatro.

Una passeggiata sul lungomare

Il lungomare di Bari fu inaugurato nel 1927 in epoca fascista: al di là delle ideologie, oggi è una delle passeggiate celebri della città e un’occasione unica per ammirare i palazzi in stile tardo Liberty e allo stesso tempo un panorama unico sull’Adriatico. Il lungomare è bellissimo e la parte più frequentata va dal porto nuovo fino ad arrivare alla spiaggia conosciuta con il nome Pane e Pomodoro, passando per il porto vecchio (dove si entra nella Bari Vecchia).

Durante il percorso vedrete alcuni dei palazzi più belli di Bari, tra cui il Palazzo della Provincia dove si trova la pinacoteca Corrado Giaquinto che ha ben 22 sale da visitare. A nostro parere questo è uno dei lungomare più belli del nostro Paese, vi consigliamo di accomodarvi sulle panchine rivolte verso il mare sotto la luce degli eleganti lampioni: vi sembrerà di vivere dentro ad una favola!

Le leggende legate alla Bari Vecchia

Le mura del borgo antico e gli anziani conservano leggende tramandate nei secoli. Alcune hanno un’origine storica ma nel corso del tempo sono state arricchite dalla fantasia. Ecco quindi le leggende che ci sono state raccontate.

Juanne ammine ‘u chiapp (Giovanni lancia il cappio)

È la macabra avventura di un uomo che a causa di problemi familiari ed economici si impiccò a trent’anni.

Si racconta che, se ci si reca in quella che sarebbe stata casa sua, sotto un arco di Piazza dell’Odegitria (l’Odegitria è un tipo di icona che raffigura la Madonna col Bambino in braccio) e si grida: “Juanne ammine ‘u chiapp!”, dall’alto scenderà la corda che lui stesso ha utilizzato per uccidersi.

U’ carabiniere senza cape (Il carabiniere senza testa).

È la classica storia d’amore dannata.

I protagonisti sono un carabiniere e una ragazza della Bari Vecchia. Il padre della ragazza era un criminale e a causa del lavoro del ragazzo le impediva di frequentarlo. Come in tutte le storie d’amore i ragazzi continuavano a vedersi e questo causava continui litigi. Il padre decise quindi di far tagliare la testa al giovane innamorato.

Si racconta che il corpo senza testa del carabiniere vagò per il borgo antico, fin quando non riuscì a raggiungere la dimora dell’amata, cadendo senza più rialzarsi. La casa della ragazza si dice sia in piazza Incuria.

Cape du turchie (Testa del Turco)

È la leggenda che ha dei riferimenti storici: la dominazione saracena a Bari negli anni compresi fra l’840 e l’870 e racconta la storia della sfida che l’emiro Mufarrag lanciò nella notte dell’Epifania (tra il 5 e il 6 gennaio) alla Befana cattiva.

Questa malefica Befana girovagava per la città contrassegnando il simbolo di una croce con la pece sulla porta di quelli che, secondo lei, meritavano di morire e decapitando con una falce tutti coloro che durante il suo incarico la ostacolavano. L’emiro Mufarrag, che reputava i baresi creduloni, decise di andare a cercarla per dimostrare ai tutti che si trattava di una fantasia.

Purtroppo Mufarrag incontrò la Befana che gli tagliò la testa. La sua testa rotolò per le stradine di Bari fino a posarsi in via Quercia, dove ora si trova ancora oggi una scultura che ricorda la vicenda. Effettivamente la storia conferma che l’emiro Mufarrag morì assassinato e che gli succedette il fratello Sawdan.

Ad ogni modo, da questa storia è nato un detto popolare che recita: “Per non perdere la faccia, ci rimetti la testa”.

A’ malombra (L’ombra malvagia)

È la paurosa leggenda che ha come protagonista uno spirito maligno (o di una strega, a seconda della versione).

Si racconta che la presenza di questo spirito si constatava solo di notte quando spostava nelle case mobili e oggetti generando rumori. La malombra non si accontentava solo di turbare il sonno degli abitanti, ogni tanto, per ragioni sconosciute, decideva di accanirsi contro qualcuno tormentandolo nel sonno fino a sedersi sul suo petto rendendolo incapace di respirare.

La popolazione terrorizzata e stanca di questo spirito malvagio, dopo diversi tentativi scoprì un metodo per sbarazzarsene: collocare una busta piena di sale o una scopa davanti alla porta di casa. Questo espediente costringeva lo spirito a fermarsi sulla porta per contare ogni granello di sale e ogni filo della scopa fino al mattino, quando, al sorgere del sole, era costretto a scappare e a non tornare più in quella casa.

Dove fare shopping

Per gli amanti dello shopping via Sparano è decisamente una tappa obbligata. Tutti i marchi internazionali più famosi hanno un punto vendita in via Sparano ma si trovano anche molti negozi senza marca. Gli acquisti a Bari sono particolarmente convenienti, soprattutto per chi arriva dal nord dove i prezzi sono più alti (questo vale anche per i ristoranti). Fino a qualche anno fa, via Sparano aveva delle altissime palme con un buon numero di panchine dove accomodarsi per riposarsi dalla “fatica dello shopping”, leggere un quotidiano o gustare un buon gelato all’ombra. Era la caratteristica di via Sparano. Nel 2018 le palme sono state espiantate per consentire il rifacimento della pavimentazione in stile moderno che non è piaciuta alla stragrande maggioranza dei baresi e sinceramente nemmeno a noi.

Cosa mangiare a Bari

Questi sono i 5 piatti tipici da provare assolutamente.

Riso patate e cozze

Uno sformato formato da uno strato di patate, uno di cozze, uno di riso e a chiudere, un altro di patate, il tutto condito tra gli strati con pecorino romano e olio extravergine di oliva. Qui ci sono diverse versioni, alcuni mettono anche il pomodoro, la cipolla, le zucchine, per altri queste aggiunte sono praticamente una bestemmia!

Orecchiette con le cime rape

Orecchiette cotte in acqua bollente assieme alle cime di rapa (non le foglie) per assorbirne gli aromi, poi mantecate con un soffritto a base di acciughe sott’olio e uno spicchio d’aglio.

Calzone di cipolle

Una focaccia chiusa di forma arrotondata e bordo ripiegato. Il ripieno richiede gli sponsali (cipollotti bianchi allungati), uva passa, olive snocciolate, formaggio, olio e acciughe sotto sale.

Focaccia barese

Una focaccia farcita con patate, pomodorini ciliegino, olive baresane, origano e olio (tanto olio). È un’istituzione e si mangia a qualsiasi ora della giornata, perchè è sempre il momento e il posto giusto per gustarla.

Panzerotto barese

Il classico panzerotto è fatto con la pasta di pane e ripieno di mozzarella e pomodoro, ma ci sono molte varianti: possono essere farciti con i più svariati ingredienti (cipolle, prosciutto, porri, verdure) ma tutti sono accomunati da un ingrediente che non può mancare al suo interno: la mozzarella.

Bari è bellissima. Bisogna viverla per capirla, non è sempre facile, ha i suoi tempi, i suoi ritmi… ma i nostri tre anni sono volati in un attimo e ora ci manca tantissimo!

English version

Bari, the gateway to the East and city of the real Santa Claus, Italy

As the old saying in Bari dialect goes, “If Paris had the sea it would be a little Bari”. We had the good fortune to live in Bari for three years and we can state this city is an unlimited source of treasures to uncover; it all hinges on how much time you’ve got. Bari is a great place where to spend a few days, combining educational visits and relaxing on the most beautiful beaches in the Apulia region. Given its strategic location, if you have more time you can easily reach astounding places such as Trani, Alberobello, Polignano a Mare, Lecce, Matera, Castellana Grotte and Ostuni.

Even if it’s not easy – since all the areas of Apulia are amazing – let’s talk about the city of Bari. Its origins date back to very ancient times: Bari was already a main port in the 10th century BC, at the time of the Peucezi or Peuceti (an ancient people living in Italy); later the city welcomed the Romans and then, with the fall of the Roman Empire, the Byzantines and the Normans.

The city had one of the most important harbours of the Empire of Constantinople (port of the Imperial Fleet) and in this historical time period it also became the gateway to the East. According to the chronicles, it was also when part of the bones of St. Nicholas were smuggled out. We’ll tell you a story about it.

It was an enormous challenge at the time: competing with the Venetians for the belonging of the saint’s relics, a group of 62 sailors from Bari set sail and reached Myra, in Turkey, aboard three ships. Once there, they took the precious treasure. Since then, the idea of this saint coming from the East is such a fundamental part of the soul of the city, that it has become a kind of divine authority for its citizens. Thus, Bari is a city that talks with the sea and captures the attention of its visitors, but there is always a “but”: with the genuine and delicious taste of typical Apulian food, Bari will capture your palate too. If you are on a diet, it’s definitely a place to be avoided!

The legend of Santa Claus

We all know Santa has a long, bushy white beard, a few extra pounds well placed on his belly and comes from the North Pole. Well, after we lived in Bari we are no longer so sure about it because we found out another mythical story about the most beloved grandfather. We don’t know a lot about the life of St. Nicholas: according to historical sources he was born in Greece, in the 4th century he became the bishop of Myra (a small Roman town in modern-day Turkey), he was a proud defender of the Christian faith and spent many years in prison. He died in Myra in 343 AD.

But now let’s talk about the legend.

Legend has it that when Saint Nicholas was as a baby, he was only fed once a day on Wednesdays and Fridays, in order to follow the abstinence prescribed by the Christian Church. Once he has grown up and all throughout his youth, Saint Nicholas performed miracles: he calmed a storm during a journey to the holy places,  brought back to life three children who had been ripped to pieces and then brined by an innkeeper, and released a boy who had been kidnapped by pirates and sold to a King. The cult of the saint spread throughout the whole empire, reaching in a short time Italy as well.

In May 1087 people from Bari left for Myra, meanwhile occupied by the Turks. Once there, they stole the remains of the saint and took them to Bari, where they are still today kept in the crypt of the church built in his honour. The body snatching had such an echo that Sanctus Nicolaus became known as Santa Claus in Northern Europe and North America, and he started being portrayed as the old man dressed in red and with a sack full of gifts that we all know!

The Dutch tradition of Saint Nicholas offers an evidence of this story. The celebration of the saint (Sinterklaas or Sint-Nicolaas) takes place from the 5th of December until Christmas. During the traditional procession the Saint is dressed in red clothes, has a mitre, white gloves and a bushy white beard. Next to him walks a servant, Black Peter (Zwarte Piet), and a horse carrying a saddlebag full of gifts. All in all, Santa Claus is actually Saint Nicholas!

What to see

Old Bari

Bari’s old town, or ancient village, or district of Saint Nicholas, dates back to the Middle Ages and locals call it “Bari Vecchia” (“Old Bari”). Walking down the many cobblestone alleys (high heeled shoes not recommended at all) you can’t overlook the women intent on preparing the famous orecchiette, just with the help of water, semolina and knives. You can meet them especially in summer because, due to the very hot weather, doors and windows of their houses are often open (or covered by see-through curtains).

The distinctive trait of the historic centre is how the houses lean on each other. Each corner of the city will surprise you with churches, monuments, the sea view, shops with souvenir stalls and the bakeries where you can taste the famous focaccia bread from Bari.

Here, in the old town, you’ll see the Basilica of Saint Nicholas, the Cathedral of San Sabino, the Small Fort of Sant’Antonio Abate and the Norman-Swabian Castle.

The Norman-Swabian Castle

The Norman-Swabian Castle (Apulian museum centre) is located on the opposite side of the Small Fort of Sant’Antonio Abate, but still inside Bari Vecchia, the old town. Built by the Normans in the 12th century, destroyed then in 1156 and rebuilt once again by Frederick II between 1233 and 1240, the castle is among the most interesting fortresses in Apulia.

It’s an exceptionally fascinating Medieval construction: the stone bridge sustained by steady corner bastions will lead you to the entrance of the Castle, which is still today surrounded by the ancient moat used for defensive purposes.  Beyond the fosse there is the Aragonese ring of walls together with several perfectly preserved towers. Well, it’s really a fairytale castle.

The courtyard separates the 16th century fortification from the Swabian one. The history of the fortress also talks about Charles I of Anjou, who had the fortress enlarged, and the Duchess Isabella of Aragon, who contributed to make it a wonderful noble residence. The interior can be visited but many rooms can’t, such as the towers (for safety reasons). The bastions and the terrace overlooking the old town and the sea aren’t open to the public too, unfortunately. One of the rooms of the fortress houses a very interesting video guide and there is also a plaster cast gallery, where casts of decorative sculptures in use from the 11th to the 17th century are kept.

Before you leave the Norman Swabian Castle, we recommend that you ask about visits to the underground Bari. It’s a tour of a city under the city and the itinerary starts right from the Castle, then reaches the succorpo chapel of the Romanesque Cathedral and the archaeological area of ​​Palazzo Simi, the Operational Centre for Archeology of Bari. During the visit you’ll have the chance to admire the archaeological areas hidden in the undergrounds, the real keepers of the thousand-year old historical occurrences in Bari.

The Cathedral of San Sabino

The construction of the Cathedral of San Sabino, in Apulian Romanesque style, goes back to a time span between the 12th and 13th centuries. It was built on the ruins of a Byzantine Cathedral which had been destroyed by William I, called The Bad (1156). You’ll recognise it by the external flower-shaped rose window placed in the middle of the facade. Once you’ll be inside the cathedral, you’ll feel like magic is happening: three naves with square pillars, rib vaults and to the right of the transept you’ll see traces of the original floor under the central nave. In the cathedrale there is also a valuable Medieval illuminated manuscript.

The Basilica of Saint Nicholas

The Basilica of Saint Nicholas is one of the most ancient and iconic monuments of the Apulian Romanesque style in southern Italy.  Legend has it that St. Nicholas’ remains rest in the crypt of this church, right under the central altar, which is covered in floor mosaics of fine materials. This is why it became a site of religious pilgrimage for Catholic and Russian Orthodox believers: it’s actually one of the few Italian places of worship where religious functions of both religions are held.

The Basilica was built in 1089 to shelter the remains of the Saint and it’s surely worth a visit for many reasons: inside the church you can appreciate the gilded wooden ceiling decorated with 17th century paintings, the silver altar, the marble baldachin over the oldest Apulian altar, which dates back to 1150, and the Cathedra of Elia, one of the most typical Romanesque sculptures in Apulia.

There is another good reason to visit this church: its crypt.

According to tradition, young women who are looking for a husband need to walk seven times around the pink column, ten if they want a great catch, on the night of the 6th of December. Since 2007, however, the column has been covered by a metal grill to protect it and from that moment on it can only be touched as a good omen for long-lasting love. According to an ancient legend, the beautiful pink column has been carried to the crypt by St. Nicholas himself helped by two angels, after that some sailors couldn’t pull it out from water.

The treasure of St. Nicholas is kept in the Nicolaiano Museum near the Basilica (it’s a two-minute walk) where also silverware, illuminated manuscripts, valuable parchments, significants historical document and paintings are collected.

The small Fort of Sant’Antonio Abate

It’s placed on the Imperatore Augusto seafront in front of the ancient harbour (renamed Molo Sant’Antonio) and is the highest point in the old town. Turning your back on the sea, you’ll see the Medieval city walls. Originally built as a watchtower on the eastern coast of the triangle-shaped peninsula, where also Old Bari is, this fort has been consecrated to Sant’Antonio due to the fact that inside the chapel there is a statue dedicated to him. The fort has undergone several renovation and maintenance works over the years and the way it looks like today goes back to the second half of the 16th century, when it was reconstructed by Isabella d’Aragona. The fort can be visited and admission is free. Behind the Fortino there is the Molo di Sant’Antonio, where the fish market takes place.

Margherita Theatre

On the imaginary perimeter of the Old Bari, there is the Margherita Theatre Museum. Originally being a floating theatre, this theatre has such a troubled history. It was built between 1912 and 1914 in the bight of the ancient harbour, where it was supported by pillars in the sea. This had been planned so not to break the pact between the Municipality of Bari and the Petruzzelli family (owner of the Petruzzelli Theater), under which the public administration had accepted not to build any other theatre on the common land, with the exception of floating buildings. The theatre was built to replace the Varietà Margherita, a wooden theater inaugurated in September 1910 and then razed to the ground by a fierce fire less than one year later, in July 1911. It’s never become clear what had caused the fire.

In 1943 the Margherita Theatre, occupied at that time by the Anglo-American armed forces, was transformed into an auxiliary services centre and a social club for soldiers. It was damaged by a bombing on the 2nd of December, 1943 and by some splinters from the explosion of the Henderson ship on the 9th of April, 1945. In 1946 it was given back to the Orfeo Society, which had been given the concession to build the theatre in 1912. The society promoted the renovation of the building and used it as a cinema until 1979, when the society returned the property to the State. After the restoration, in December 2018 it was opened to the public.

The Niccolò Piccinni Municipal Public Theatre

This is the oldest theatres in the city of Bari and it was built between 1836 and 1854. Because of long and accurate restoration works and due to some bureaucratic issues, this theater stayed closed for years and it was just in December 2019 that it was reopened with an event of symphonic and jazz concerts and comedy.

The Petruzzelli Theatre

The Petruzzelli Theatre is the largest theatre in Bari and the fourth largest in Italy. Its construction began in October 1898 and ended in 1903, when it was opened to the public. The building was completely financed by the family that owned it (Petruzzelli family). Until the early 1960s the theatre was managed by the family itself, but after the fire on the 27th of October 1991, they could nothing but close it. It reopened again only in 2009, after 18 years. Living in Bari has given us the chance to see many plays in this beautiful theatre.

A walk along the seaside

Bari seafront was inaugurated in 1927, during the Fascist era: beyond any ideology, it’s today one of the city’s most popular promenades and an opportunity to enjoy the view of the late Art Nouveau buildings and a unique view over the Adriatic at the same time. The promenade is beautiful and the most popular part of it goes from the new harbour to the beach known as Pane e Pomodoro, going through the old harbour (where Old Bari begins).

Along your way you’ll see some of the most wonderful palaces in Bari, including Palazzo della Provincia where you’ll find the Corrado Giaquinto art gallery with its 22 rooms to visit. We think this is one of the best promenades in our country and we recommend that you sit on one of the benches facing the sea, under the light of the grateful lampposts: you’ll feel like living in a fairy tale!

The legends about Old Bari

Both the walls of the ancient village and the elderly still remember and hand down legends over the centuries. Some have historical roots, but a little imagination has modified them over time. Here are the legends we have been told.

Juanne ammine ‘u chiapp (John throws the noose)

This is the story of the macabre events of a man who, due to some family and economic issues, hanged himself at the age of 30.

It’s said that if anybody goes where there used to be his house, under an arch in Piazza dell’Odegitria (the Odegitria is a type of icon depicting the Virgin with Child) and shouts: “Juanne ammine ‘ u chiapp! ”, the rope he had used to commit suicide will fall from above.

U’ carabiniere senza cape (The carabiniere without a head).

It’s the typical cursed romance.

The main characters are a carabiniere and a young woman from Old Bari. The woman’s father was a criminal and he didn’t want her to date the guy because of his job. As in all love stories, the two young lovers kept meeting each other in spite of it and this became the reason of continuous arguments. The father decided then to have the young lover decapitated.

Legend has it that the headless body of the carabiniere wandered around the village until he could reach the home of his beloved, where he fell down and never stood up again. The woman’s house is said to be in Piazza Incuria.

Cape du turchie (Turk’s Head)

This legend has historical roots, that is the Saracen domination in Bari between 840 and 870, and tells the story of when, on the Twelfth Night (between the 5th and 6th of January ), the emir Mufarrag threw down the gauntlet to the mean Befana.

This mean Befana used to walk around the city marking with a cross the door of those who she thought had to die. She decapitated with a scythe all those who held her up in what she was doing. The emir Mufarrag, who thought people in Bari were too gullible, went looking for her so to prove to everyone that it was just a product of their imagination.

Unfortunately Mufarrag actually met the Befana, who cut his head off. His head rolled down through the narrow alleys of Bari up to via Quercia, where still today there’s a sculpture to recall this event. The story confirms the murder of the emir Mufarrag and that he was succeeded by his brother Sawdan.

However, a popular proverb came from this story and it goes: “Not to lose face, you lose your head”.

A’ malombra (The sinister shadow)

The main character of this terrible legend is an evil spirit (or a witch, depending on the version).

It’s said that this spirit could be only seen at night, when it used to move objects and pieces of furniture in the houses, making noise. The malombra wasn’t happy with just bothering people while they were sleeping. Every now and then, for some unknown reason, it decided to haunt someone, tormenting them while sleeping, sitting then on their chest to make them stop breathing.

After several vain attempts people, frightened and fed up with this evil spirit, found out how to get rid of it: placing a bag full of salt or a broom in front of the main door. Thanks to this expedient, the spirit had to stop at the door to count each grain of salt and bristles of the broom until it was morning. When the sun rose, it had to run away and could never come back to that house.

Where to go shopping

Via Sparano is definitely a required stop for all shopping lovers. All the major international brands have a store in Sparano street, but you’ll also find many shops without any brand. Shopping in Bari is really advantageous, especially for people coming from Northern Italy, where prices are higher (the same holds true for restaurants). Until a few years ago, on Via Sparano there were some very high palm trees and a fair number of benches where you could sit down and rest from the “shopping fatigue”, read a newspaper or enjoy a good ice cream in the shade of the trees. It used to be the distinguishing feature of via Sparano. In 2018 the palm trees have been uprooted to have the street newly paved in a modern style that wasn’t appreciated by the vast majority of people in Bari and not even by us.

What to eat in Bari

These are the 5 traditional dishes you definitely have to try.

Riso patate e cozze (Rice, potatoes and mussels)

A casserole of potatoes, mussels and rice layers and a coating of potatoes on top of them. Everything gets seasoned with pecorino romano cheese and extra-virgin olive oil. There are several versions of this dish: some people add tomato, onion, zucchini, but for others these seasonings would be a nonsense!

Orecchiette con le cime rapa (Orecchiette with turnip greens)

Orecchiette cooked in boiling water together with turnip greens (not the leaves) so that they release their aroma, then blended with a fried mixture of anchovies in oil and a garlic clove.

Calzone di cipolle (Onion pie)

A rounded stuffed focaccia with closed, folded edges. For the filling you’ll need sponsali (long, white onions), raisin, unpitted olives, cheese, oil and salt-packed anchovies.

Focaccia barese

A focaccia stuffed with potatoes, cherry tomatoes, olives from Bari, oregano and oil (a lot of oil!). It’s a tradition in Bari and can be eaten at any time of the day, because it’s always the right time and place to enjoy it.

Panzerotto barese

The traditional panzerotto is prepared with bread dough and stuffed with mozzarella cheese and tomato, but there are many different types: they can be filled with various ingredients (onions, ham, leeks, vegetables). Anyway, all panzerotti share the same ingredient that can’t be missing: mozzarella cheese.

Bari is wonderful. You need to live it in order to understand it. It’s not always easy, it has its pace, its rhythm… but our three years there have flown by so fast and now we miss it very much!

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